Oggi mi sono fatta un po' di cultura sulla degradabilità dei siliconi, tra link presi sul blog di Paracelso, libri e articoli vari.
Riassumo per gli interessati:
I siliconi degradano senza grossi problemi e non danno prodotti tossici. Quelli volatili (i ciclosilossani a 4, 5 o 6 atomi di Si) evaporano e vengono trasformati in silice, anidride carbonica e acqua ad opera di alcuni ossidanti presenti nell'atmosfera (radicali OH).
Nonostante siano composti organici volatili si è visto che non sono pericolosi e quindi, a differenza ad esempio del benzene, non sono sottoposti a restrizioni. Non contribuiscono allo smog e non producono ozono negli strati bassi dell'atmosfera.
Quelli a peso molecolare maggiore (come i polidimetilsilossani) finiscono nei fanghi solidi dell'impianto di trattamento delle acque.
Quando il fango viene interrato i siliconi depolimerizzano, si trasformano in molecole a basso peso molecolare (silanoli) che evaporano e subiscono lo stesso trattamento dei siliconi volatili visto sopra. La velocità di depolimerizzazione dipende dal tipo di terreno, dal pH e dalla quantità d'acqua, comunque nei test visti nel giro di 30 giorni circa non ci sono più tracce del polimero originario.
E' un processo abiotico, non intervengono microrganismi, anche se esistono dei batteri che possono farlo. Viene catalizzato dalle argille presenti nel terreno, per questo il tipo di terreno e la sua composizione influiscono sulla velocità di degradazione.
Non c'è rischio di bioaccumulo perché l'alto peso molecolare del polidimetilsilossano impedisce la diffusione attraverso la membrana cellulare.
Non so se l'idea che i siliconi non siano degradabili deriva dal fatto che in natura il legame carbonio-silicio non esiste o per altri motivi però una volta che vanno giù dal lavandino non sono affatto eterni.
Qui un link con alcuni riferimenti per approfondire, ma c'è tanta letteratura sull'argomento. Cercando, ad esempio,
polydimethylsiloxane environmental fate
o altre parole chiave correlate vengono fuori molti risultati.