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Indice » L'inci, questo sconosciuto » Dritte cosmetiche




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 Oggetto del messaggio: Domandone sulle grandi case cosmetiche
 Messaggio Inviato: 21/05/2007, 16:06 
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Giusto giusto leggendo i commenti di Lola e le altre sulle grandi case e sui prodotti costosissimi,( tipo Sisley), e vedendo come saltano sù a leggere tali inci, mi chiedevo:
ma perchè aziende così ricche mettono in commercio prodotti così poco "attivi" o sporchi di ogni genere di monnezze, quando potrebbero benissimo farsi fare delle BELLE formule, fatte bene, piene di "robine buone" come dice Lola ( ho imparato!) magari neppure costose e metterle in commercio a 250 euro lo stesso, però farle a "prova di setacciatori di INCI" ?

Cosa è che non ho capito di questa logica? Qualcuno mi sa spiegare?

Grazie, sono principiante
fd

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 Messaggio Inviato: 21/05/2007, 16:40 
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Ciao Flinn, il tuo è un domandone dagli innumerevoli risvolti che vanno dal sociologico al filosofico :D , ma temo che la risposta sia facile facile:
massimo profitto con il minimo della spesa.
Pensa a questi cosmetici come ai budini già pronti dagli innumerevoli gusti che trovi al supermercato: la base è sempre la stessa, cambiano gli aromi, e a te sembra di comprare qualcosa di diverso ogni volta.

Queste ditte scelgono di spendere abbastanza in ricerche di mercato per sondare gli umori del consumo, e spendono poco nel realizzare i prodotti che il pubblico vuole, tanto sanno che li compreranno.


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 Messaggio Inviato: 21/05/2007, 18:47 
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ma temo che la risposta sia facile facile:
massimo profitto con il minimo della spesa.
Pensa a questi cosmetici come ai budini già pronti dagli innumerevoli gusti che trovi al supermercato: la base è sempre la stessa, cambiano gli aromi,



Cara maestra,
grazie della cortese risposta.
Sì, penso anch'io che il costo sia sempre la prima cosa a cui badano, le altre sono profumazione e texture. E sicuramente su quelle investono, però anche i principini attivini, insomma anche robe semplici e di poco prezzo , perchè non metterli e abbondanti?
Il FAVOLOSO Chandler Burr, che scrive recensioni di profumi sul New York Times dice che le migliori profumazioni sono quelle studiate per le creme perchè sono uno dei principali fattori che decidono l'acquisto. Sarà lì che investono? bleah!

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 Messaggio Inviato: 21/05/2007, 21:12 
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Laura, posso non accontentarmi della tua risposta?
Che senso ha, in tutto questo, investire così tanto in ricerca sui principi attivi, se poi questi stessi principi non si usano in quantità decenti? Vedi, come spiegava Lola, il caso del Q10, testato, con ottimi risultati, ad una concentrazione del 3%, e poi messo nelle creme in percentuali molto minori. Se si volessero fare semplicemente creme vuote, non si farebbe ricerca. E invece si fa, si fa davvero, non è solo marketing.

Anch'io continuo a non capire...

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 6:39 
 
magari è la cazzata del primo mattino, ma lo dico:
la ricerca butta un po' di fumo negli occhi, che poi venga davvero messa in pratica è un altro paio di maniche...


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 11:02 
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valeria ha scritto:
....Che senso ha, in tutto questo, investire così tanto in ricerca sui principi attivi, se poi questi stessi principi non si usano in quantità decenti? ...Se si volessero fare semplicemente creme vuote, non si farebbe ricerca. E invece si fa, si fa davvero, non è solo marketing


Condivido, ogni azienda investe nell'innovazione perchè diversificare è progredire, guadagnare fette di mercato aumentando la gamma dell'offerta; ma come noti bene anche tu, a molte aziende dal grosso nome è sufficiente poi inserire nel prodotto quei miseri microgrammi dovuti per legge, tanto per poter scrivere sull'etichetta il roboante nome del principio attivo innovativo = massimo risparmio in fase di produzione (che con il personale è il costo più alto sostenuto dall'azienda) e costo del prodotto finito basso, da rivendere a quotazioni stellari.
Per fare un esempio, quante creme con la scritta alla vitamina C abbiamo visto, e controllando l'inci abbiamo verificato che quella contenuta era giusto il minimo per non far ossidare il prodotto stesso e non certamente funzionale ad un reale effetto cosmetico.


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 13:35 
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Quindi, nonostante tutto, il costo maggiore non è la ricerca ma la produzione...interessante. Il che significa che, una volta inventata una nuova sostanza, e sinché non scade il brevetto, la si può vendere a caro prezzo, e rifarsi dei soldi spesi in ricerca... In tutto questo, resta indispensabile risparmiare in fase di produzione, cosa che può essere fatta solo usando basi che siano il più "standard" possibili, non solo per un fatto di risparmio sulle materie prime (ovvio che i fitosteroli costano uno sproposito rispetto alla vaselina+percentuale tecnica di silicone), ma anche per non dover cambiare la catena produttiva, visto che producono in quantità talmente immense, e l'utenza media è talmente...vabbè :roll: ...che non varrebbe la pena.

...è così?

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 13:57 
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valeria ha scritto:
... Il che significa che, una volta inventata una nuova sostanza, e sinché non scade il brevetto, la si può vendere a caro prezzo, e rifarsi dei soldi spesi in ricerca... In tutto questo, resta indispensabile risparmiare in fase di produzione......
...è così?


:oo: Azz, analisi perfetta.

valeria ha scritto:
Quindi, nonostante tutto, il costo maggiore non è la ricerca ma la produzione...


Penso di poter paragonare efficacemente con l'esperienza di lavoro fatta in una azienda del tessile, le fasi sono abbastanza comuni: ci sono una fase di campionario=ricerca e una di produzione effettiva. La fase di campionario è molto molto costosa se considerata in rapporto al personale impegnato e alla mole di quel che produce (pochissimo) così si chiede di recuperare con gli interessi in fase di produzione, esempio il ricamo che in campionario era in seta in produzione può diventare in rayon.... e molto altro :? .
Considera che un'azienda ha anche un magazzino materie prime base che deve in qualche modo recuperare, rapporti "previlegiati" con determinati fornitori di materie prime per i quali sei disposto a sostituire una materia con un'altra similare proposta ecc. ecc..
Più, come osservi giustamente, mettici una catena produttiva standardizzata che non ti consente di passare agevolmente da una lavorazione all'altra, ed ecco che il mirabolante prodotto perfetto di campionario costato tantissimo quando esce dalla produzione ci assomiglia, ma non è proprio quello , è meno.


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 14:51 
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Aggiungo, per esperienza diretta: ci sono sostanze che andrebbero messe ad una determinata percentuale, ma magari puzzano, o hanno un colore infelice, o mi smontano il preparato, o sono appiccicaticce... non ci passo sopra per avere un prodotto funzionale, piuttosto taglio sulla percentuale. Odio le sbobbe.

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 16:30 
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mi è venuto in mente che nei manuali di marketing i prezzi di vendita dei prodotti di queste fasce, lusso, sono una relazione tra costo di produzione e qualità PERCEPITA.
"Percepita" è il termine che viene usato...capita l'antifona?
gasp!

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 16:46 
 
flinndudu ha scritto:
"Percepita" è il termine che viene usato...capita l'antifona?
gasp!


Ma è ovvio: la griffe "garantisce" la qualità e "motiva" un prezzo alto di vendita. Il prezzo alto a sua volta origina la percezione dell'alta qualità. E' una commovente catena di affetti ... :risat:

Regola base di marketing (o 1° Postulato di Wanna Marketing)

La gente compra ciò che è caro perchè:
1. è di qualità
2. è di prestigio
3. è "distintivo"
4. è oggetto di invidia


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 17:25 
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esattamente, è vero anche l'opposto cioè il consumatore recepisce il basso costo di un prodotto come bassa qualità dello stesso e non magari perchè l'azienda
è riuscita a risparmiare sui costi di produzione o quant'altro magari ha investito poco o nulla in pubblicità...


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 17:27 
 
flinndudu ha scritto:
mi è venuto in mente che nei manuali di marketing i prezzi di vendita dei prodotti di queste fasce, lusso, sono una relazione tra costo di produzione e qualità PERCEPITA.
"Percepita" è il termine che viene usato...capita l'antifona?
gasp!


ok, lo ammetto, sono un'aspirante donna di marketing che sogna di lavorare nel settore lusso :firu:
è esattamente così, ognuno di noi nel momento in cui decide di fare un'acquisto si fa un'idea di quello che vuole spendere entro dei limiti, se il prezzo li supera si abbanona l'acquisto, stessa cosa se il prezzo è inferiore a quello che ci aspettavamo (stiamo parlando di consumatori del lusso)
Sembrerà assurdo, ma se la mer, la praire, kanebo ecc iniziassero a vendere prodotti magari anche più funzionali ma a prezzi inferiori perderebbero la loro clientela.
Magari acquisterebbero questi prodotti altre persone che prima non se lo potevano permettere ma alle aziende questo non interessa, avrebbero perso la LORO fascia target, il loro obiettivo, e questo si chiama fallimento :twisted:


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 17:55 
 
koala ha scritto:
ok, lo ammetto, sono un'aspirante donna di marketing che sogna di lavorare nel settore lusso :firu:


Per curiosità, senza volere offendere e senza volere aprire una polemica: ma non vi "vergognate"? :D: Nemmeno un pochino? Non lo so ... io mi sentirei in colpa, come se stessi rubando qualcosa. Capisco che è facile obiettare che alla fin fine il marketing del lusso inganna solo chi vuole essere ingannato (che poi non è vero ... ne conosco di compratrici di cosmetici di lusso che non gli trovi un neurone manco a cercarlo con il microscopio ... quelle ci credono) ma questo non mi aiuterebbe a sentirmi giustificata ...


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 18:12 
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Hermès-San ha scritto:
Per curiosità, senza volere offendere e senza volere aprire una polemica: ma non vi "vergognate"? :D: Nemmeno un pochino? ...


Qua mi parte la bordata filosofic-fatalista :D: .
Perchè si dovrebbero "vergognare"? E' una legge fisica che la ricchezza sperequativa non si debba tradurre in perequazione = l'abbondanza va a finire per forza nello spreco, quindi perchè non guadaganrci?


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 18:44 
 
Laura ha scritto:
Qua mi parte la bordata filosofic-fatalista :D: .
Perchè si dovrebbero "vergognare"? E' una legge fisica che la ricchezza sperequativa non si debba tradurre in perequazione = l'abbondanza va a finire per forza nello spreco, quindi perchè non guadaganrci?


Hai perfettamente ragione, ma è il fatto in se' di "vendere fumo" che poi gran parte di quello che si vende è fumo, siamo d'accordo ... non lo so ... c'è qualcosa che mi disturba ...


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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 19:15 
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Laura ha scritto:
Penso di poter paragonare efficacemente con l'esperienza di lavoro fatta in una azienda del tessile (...) ed ecco che il mirabolante prodotto perfetto di campionario costato tantissimo quando esce dalla produzione ci assomiglia, ma non è proprio quello, è meno.

Wow! Avevo giusto bisogno di una conferma "interna" su certi meccanismi delle aziende. :cin:

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 20:58 
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Hermès-San ha scritto:
Laura ha scritto:

Perchè si dovrebbero "vergognare"? E' una legge fisica che la ricchezza sperequativa non si debba tradurre in perequazione = l'abbondanza va a finire per forza nello spreco, quindi perchè non guadaganrci?


Hai perfettamente ragione, ma è il fatto in se' di "vendere fumo" che poi gran parte di quello che si vende è fumo, siamo d'accordo ... non lo so ... c'è qualcosa che mi disturba ...


Se c'è fumo c'è arrosto e più il fumo è denso piu cela l'arrosto e puoi sognarti che sia qualsiasi cosa.
TUTTO funziona così, perchè stupirsi? Infatti non mi stupisco che si venda una crema a 300 euro, noddavvero, ma solo che sia così palesemente tristemente povera. E che lo si possa scoprire con imbarazzante semplicità... Si può salvare capra e cavoli, mettersi "il culo a paratìa"come si dice in gergo marinaro, salvar la faccia, come si dice con più garbo. Il fatto è il solito. C'è un limite anche alla vendita del fumo ( sì lo so, la LEGGE ... eh eh eh! :D

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 21:56 
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Flinn, anche a me continua a colpire questo.
Tornando al discorso sul metodo produttivo viene il dubbio che proprio perché una ditta "ha una storia" dietro, allora sia più facile che si tenga ancorata a formulazioni vecchiotte.

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 Messaggio Inviato: 22/05/2007, 23:16 
 
Ops, mi sono persa tutta la discussione! :roll:

Poco male, rispondo ora: non mi vergogno? E di cosa? Per il fatto di guadagnare vendendo cose che in realtà sono "fregature"?

1) Innanzitutto il guadagno sta alla base di qualsiasi lavoro, altrimenti si chiama volontariato :D Se vendo cerco il guadagno dai clienti, se sono medico lo cerco dai pazienti, se sono operaio dal mio capo e così via.....

2) Si può dire ok, va bene il guadagno, ma non prendendo per il culo la gente! Ti garantisco che qualsiasi grande azienda del lusso vende dterminati prodotti perché c'è una clientela che VUOLE quei prodotti. E' alla base del mercato. Direte voi: "si, ma sono prodotti vuoti, non valgono quei soldi, ecc. ecc."
E io vi ripeto: i clienti che rientrano nel mio target VOGLIONO quel prodotto, quello da 600 euro vuoto ma con la confezione dorata e chic, questa è la loro domanda e io gli confeziono il prodotto esattamente come richiesto.
Non c'è nulla di scorretto o sbagliato, il mercato chiede e l'azienda risponde.
Credete forse che un benetton (vestiti a 30euro) fatturi meno di un armani (vestiti a 30000euro)?

Credete forse che Helan, bottega verde, weleda facciano prodotti tanto carini per puro spirito caritatevole?
Ragazze il fatturato (il massimo del fatturato) è alla base di chiunque venda, perché mai qualcuno se ne dovrebbe vergognare?
Ognuno ha la propria clientela e cerca di soddisfarla nel modo migliore, puntando più o meno su certi fattori, chi sul rispetto ambientale, chi sul prezzo basso, chi su packaging e immagine.

E il bello è che siamo noi consumatori a decidere :D: gli str... non sono quelli che vendono, ma quelli che comprano :twisted:


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